La strana vita di Ivan OsokinScritto nel 1905 come sceneggiatura cinematografica e pubblicato per la prima volta in lingua russa nel 1915 con il titolo di Kinemadrama, la stesura e la revisione di questo breve romanzo impegnò l’autore per diversi anni al punto che la pubblicazione definitiva in lingua inglese (con il titolo “La strana vita di Ivan Osokin”) avvenne postuma.

Il romanzo narra la storia di Ivan Osokin, un ragazzo che, con l’aiuto di un mago, torna indietro nel tempo per cambiare la propria vita alla luce della consapevolezza degli errori commessi.

Osokin torna quindi indietro all’età di 14 anni con la consapevolezza di un adulto , eppure, alle stesse condizioni risponde con le medesime reazioni. Il suo scopo si affievolisce nel tempo fino a sparire del tutto dietro una coltre creata dai dubbi e dall’impossibilità di cambiare alcunché. Egli è a tratti attraversato dalla consapevolezza, cui fa sempre seguito una spiacevole sensazione, della ripetizione dei propri errori, e tuttavia è proprio quella sensazione fastidiosa che respinge con forza, tuffandosi a capofitto negli eventi che lo condurranno alla rovina. Forze più grandi di lui lo conducono, nel corso degli anni, esattamente negli stessi luoghi, a imbattersi nelle stesse persone, a commettere le stesse, tragiche azioni. Osokin resta spettatore passivo degli eventi, come se non lo riguardassero direttamente ma stessero accadendo a qualcun altro, come se fosse seduto in poltrona, mentre davanti ai suoi occhi scorrono le immagini proiettate ‘sullo schermo cinematografico.’

E così, a ogni avvenimento, la storia si ripete; il collegio, lo zio, la scuola militare, Parigi, Mosca, Zinaida.

Osokin torna dunque nuovamente  dal mago e stavolta scopre che non è stata la prima volta, ma viene a conoscenza del fatto che può essere l’ultima. In accordo con le idee della quarta via, Ouspensky sottolinea che ogni cosa non può procedere per sempre lungo una linea retta, ma è destinata ad ascendere o discendere. E l’ascesa, ovvero l’evoluzione, è possibile solo attraverso l’accettazione dell’aiuto di un lavoro di scuola. Il rifiuto o il misconoscimento porta invece all’oblio, alla perdita dell’opportunità.

Per questo, nel suo discorso finale, il mago parla a un Osokin apparentemente più consapevole, delle condizioni necessarie al cambiamento, mettendolo di fronte a una scelta drastica: la vita di sempre, in corsa sulle rapide che conducono alla morte e all’eterna ripetizione o il tentativo, all’interno di una scuola, di cambiare rotta, sottoponendosi alle condizioni d’insegnamento.

Ouspensky, che conosce la portata di una tale scelta, lascia il lettore ignaro della decisione del suo protagonista, quasi invitandolo a porsi il medesimo interrogativo: cosa si è disposti a fare per cambiare il corso della propria esistenza?