L’uomo sta in prigione, cosa gli può quindi piacere, cosa può desiderare? Se è un uo mo più o meno sensibile, egli può volere soltanto una cosa: evadere. Ma ancor prima che egli possa formulare questo desiderio, che desidera evadere, deve divenir conscio di essere in prigione. Poi, quando formula questo desiderio, egli comincia a rendersi conto delle possibilità di fuga, e comprende che, da solo, non può evadere perché è necessario scavare sotto i muri e cose del genere. Egli si rende conto che, prima di tutto, deve avere qualche persona che desideri fuggire con lui: un piccolo gruppo di persone. Egli si rende quindi conto che un certo numero di persone può forse fuggire. Ma non tutti possono evadere. Uno non lo può e tutti non lo possono: un piccolo numero di persone sì. Di nuovo, in quali condizioni? Egli arriva alla conclusione che è necessario avere aiuto. Senza di esso, non possono fuggire. Debbono ave re mappe, lime, strumenti e così di seguito, perciò devono avere aiuto dall’esterno.

Questa è esattamente, quasi alla lettera, la posizione dell’uomo. Non possiamo apprendere ad usare le parti non usate della nostra macchina. Questa prigione significa in realtà che viviamo nella cucina e nel seminterrato della nostra casa e non ne possiamo uscire. Uno ne può uscire, ma non da solo. Senza scuola non può farcela. Scuola significa che o sono persone che stanno già evadendo o che, in ogni caso, si stanno pre parando a evadere. La scuola non può cominciare senza l’aiuto di un’altra scuola, senza l’aiuto di quelli che sono fuggiti prima. Da loro possiamo prendere determinate idee, determinati piani, una certa conoscen za: questi sono i nostri strumenti.

La Quarta Via