Prime impressioni

maggio 29, 2013 in Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Gurdjieff

Giungemmo in un grande appartamento vuoto situato sopra una scuola municipale, evidentemente destinato ai maestri di quella scuola. Penso che fosse dove un tempo era il vecchio “Stagno Rosso”. Alcuni allievi di Gurdjieff erano riuniti; tre o quattro giovani e due signore, che sembravano maestre di scuola. Ero già stato in simili locali. L’assenza stessa di mobilio confermava la mia idea, dato che non venivano forniti mobili alle maestre di scuole municipali. A questo pensiero, provai un sentimento strano verso Gurdjieff Perché mi aveva raccontato quella storia di appartamenti costosissimi? Innanzi tutto questo non era suo; inoltre, lo si poteva occupare gratuitamente e in ogni caso non avrebbe potuto essere affittato a più di dieci rubli al mese. C’era qualcosa di così singolare in questo bluff troppo scoperto che io pensai subito dovesse avere un significato particolare. Mi è difficile ricostruire l’inizio della conversazione con gli allievi di Gurdjieff Udii diverse cose che mi sorpresero; mi sforzai di scoprire in che cosa consistesse il loro lavoro, ma essi non mi diedero risposte dirette, usando con insistenza, in certi casi, una terminologia bizzarra e per me incomprensibile. Suggerirono di leggere il principio di un racconto scritto, mi dissero, da un allievo di Gurdjieff, assente da Mosca in quel momento. Naturalmente accettai e uno di loro cominciò la lettura ad alta voce di un manoscritto. L’autore raccontava in che modo aveva conosciuto Gurdjieff La mia attenzione fu attratta dal fatto che l’autore, all’inizio della storia, avesse letto la medesima nota che io, l’inverno precedente, avevo trovato ne La voce di Mosca  a proposito del balletto ” La lotta dei Magi “. Inoltre — e ciò mi piacque infinitamente perché me l’aspettavo —  l’autore raccontava come, al suo primo incontro, avesse sentito che Gurdjieff lo teneva in qualche modo sul palmo della mano, lo soppesava e lo lasciava ricadere. Il racconto era intitolato “Lampi di verità”, ed era stato scritto da un uomo evidentemente sprovvisto di qualsiasi esperienza letteraria. Nonostante ciò, faceva una certa impressione, poiché conteneva indicazioni di un sistema in cui io sentivo qualcosa di molto interessante, che, d’altra parte, sarei stato assolutamente incapace di formulare a me stesso, e alcune idee strane e del tutto inattese sull’arte, che trovarono in me una fortissima risonanza. Seppi più tardi che l’autore era una persona immaginaria e che il racconto era stato scritto da due allievi di Gurdjieff, presenti alla lettura, con l’intenzione di esporre le sue idee in forma letteraria. Più tardi ancora, venni a sapere che l’idea stessa di questo racconto era di Gurdjieff La lettura si fermò alla fine del primo capitolo. Gurdjieff aveva ascoltato tutto il tempo con attenzione. Stava su un divano, seduto su una gamba ripiegata, beveva caffè nero in un grande bicchiere, fumava, e mi lanciava di tanto in tanto uno sguardo. Mi piacevano i suoi movimenti, improntati di sicurezza e di una certa grazia felina; persino nel suo silenzio c’era qualcosa che lo distingueva dagli altri. Sentii che avrei preferito incontrarlo non a Mosca, in quell’appartamento, ma in uno dei luoghi che avevo recentemente lasciato, sul sagrato di qualche moschea del Cairo, tra le rovine di un quartiere di Ceylon o in qualche tempio dell’India del Sud — Tanjore, Trichinopoly o Madura. ”Ebbene, che ve ne pare di questa storia?”, domandò G. dopo un breve silenzio, quando la lettura ebbe fine. Gli dissi di averla ascoltata con interesse, ma che essa aveva, secondo me, il difetto di non essere chiara, non si capiva esattamente di che si trattasse. L’autore parlava della fortissima impressione prodotta su di lui da un nuovo insegnamento, ma non dava alcuna idea soddisfacente sull’insegnamento stesso. Gli allievi di G. mi fecero notare che non avevo capito la parte più importante della storia. Gurdjieff da parte sua non diceva niente. Quando chiesi loro che cosa fosse il sistema che studiavano e quali fossero le caratteristiche che lo distinguevano, mi risposero nel modo più vago. Poi parlarono del ‘lavoro su di sé’, ma furono incapaci di spiegarmi in che consistesse. Nell’insieme, la mia conversazione con gli allievi di Gurdjieff era piuttosto difficile; sentivo in loro qualcosa di calcolato e artificiale, come se recitassero una parte imparata in precedenza. Inoltre, gli allievi non potevano competere con il maestro. Appartenevano tutti a quel particolare ambiente piuttosto povero dell”intellighenzia’ moscovita che conoscevo molto bene e dal quale non potevo aspettarmi nulla di interessante. Era proprio strano, pensavo, incontrarli sul cammino del miracoloso. Al tempo stesso li trovavo tutti gentili e perbene.

Uscii con uno di quei giovani. Mi sentivo molto strano: una lunga lettura di cui avevo capito molto poco, persone che non rispondevano alle mie domande, lo stesso Gurdjieff con i suoi modi non comuni e la sua influenza sugli allievi, che avevo costantemente sentito — tutto ciò provocava in me un insolito desiderio di ridere, gridare, cantare, come se fossi appena scappato da scuola o da qualche strana prigionia. Provavo il bisogno di comunicare le mie impressioni a questo giovane e di abbandonarmi a qualche facezia sul conto di Gurdjeff. e di quella storia piuttosto pretenziosa e opprimente.

Frammenti di un insegnamento sconosciuto