Alla ricerca di una scuola

Alla mia partenza ammettevo ancora molte cose fantastiche riguardo alle scuole. Ammettere è forse una parola un po’ forte. Per meglio dire, sognavo la possibilità di un contatto non fisico con le scuole, di un contatto in qualche modo ‘su di un altro piano’. Non potevo spiegarlo chiaramente, ma mi sembrava che già il contatto iniziale con una scuola dovesse avere un carattere miracoloso. Immaginavo, per esempio, la possibilità di entrare in contatto con scuole già esistite in un lontano passato, come la scuola di Pitagora o le scuole d’Egitto, oppure la scuola di quei monaci che costruirono Notre-Dame e così via. Mi pareva che le barriere dello spazio e del tempo sarebbero dovute sparire a tale contatto. L’idea delle scuole era in se stessa fantastica e nulla in relazione ad esse mi sembrava troppo fantastico. Così non vedevo alcuna contraddizione tra queste idee e i miei sforzi per trovare in India delle vere scuole. Mi sembrava che proprio in India mi sarebbe stato possibile stabilire una specie di contatto che avrebbe potuto in seguito diventare permanente e indipendente da qualsiasi interferenza esteriore.
Durante il mio viaggio di ritorno, ricco di incontri e di impressioni di ogni genere, l’idea delle scuole divenne per me molto più reale e tangibile e perse il suo carattere fantastico. Ciò senza dubbio perché, come me ne resi conto allora, una ‘scuola’ non richiede soltanto una ricerca, ma una ‘selezione’ o una scelta, beninteso da parte nostra.