Peter Demianovich Ouspensky  nacque a Mosca nel 1878, durante gli anni che precedevano e preparavano le grandi trasformazioni che l’impero russo, e il mondo intero, avrebbero subito. Secondo quanto egli stesso riferì ad alcuni suoi studenti, sin da bambino Ouspensky nutriva interessi affatto diversi dai suoi coetanei, cosa che si sviluppò con la maturità, quando il bisogno, più che il semplice desiderio, di entrare in contatto con una fonte oggettiva di conoscenza, si fece sempre più impellente. Fu in accordo a questo bisogno che si unì, nei primi anni del 1900, alla società teosofica, intraprendendo al contempo, i suoi primi viaggi in cerca di una scuola esoterica, viaggi i cui resoconti, impreziositi dalla particolare qualità di impressioni, pubblicò in seguito in “Un nuovo modello dell’universo”. In quegli anni Ouspensky era ben inserito nei circoli culturali russi e si fece conoscere al pubblico, più che per “colloqui con un diavolo”, una raccolta di racconti metafisici allegorici, per la pubblicazione di “terziun organum”, un’imponente opera sullo studio della vera natura della realtà. Di fatto, egli rimaneva desideroso di trovare una scuola e una guida da cui apprendere, direttamente dalla fonte, una verità che sentiva di non possedere, e che sapeva non avrebbe potuto ottenere in nessun altro modo. Ne è testimonianza il romanzo, scritto nel 1905 e pubblicato solo nel 1915, “La strana vita di Ivan Osokin”, nel quale, viene messa in risalto l’impossibilità di cambiare la propria vita a partire dalla semplice conoscenza, e la necessità di essere in contatto con qualcuno che disponga di un altro tipo di conoscenza, in grado di trasformare l’essere di un individuo. Questo contatto, per Ouspensky, avvenne proprio nel 1915, quando incontrò quello che sarebbe stato il suo maestro: G. I. Gurdjieff.

Da subito Ouspensky, come egli stesso sostiene in “frammenti di un insegnamento sconosciuto”, si rese conto di essersi imbattuto in qualcosa di radicalmente diverso da tutto quanto aveva incontrato negli anni della sua ricerca. Comprese immediatamente la portata del sistema che Gurdjieff cercava di trasmettere nonostante le difficoltà politiche e sociali dell’epoca e la necessità di unirsi a lui. In poco tempo, cominciò egli stesso ad aiutare il suo maestro nella diffusione delle idee del sistema, organizzando riunioni ed incontri con Gurdjieff e invitando chiunque potesse essere interessato a parteciparvi. In quel periodo si dedicò allo studio delle idee del sistema e ai primi tentativi di applicazione delle tecniche. E’ a quel periodo che risale la descrizione, profondamente emozionale, dei suoi tentativi di ricordo di sé lungo la prospettiva Nevsky, un’indicazione e un aiuto per coloro che si accostano allo studio del sistema.

Quando le condizioni nella russia rivoluzionaria si fecero insostenibili, e Gurdjieff dovette abbandonarla, egli fece di tutto per unirsi a lui e al suo gruppo. Quel periodo, come testimoniato da lui stesso in “frammenti”, fu di grande intensità e grazie agli sforzi e alle pratiche costanti, Ouspensky dovette raggiungere un elevato livello di essere. Allo stesso tempo, cominciò ad avvertire una sorta di differenza nel modo in cui Gurdjieff iniziava a trasmettere il sistema, modo che gli sembrava non corrispondere più con i principi e le idee del sistema. Rimase ancora diverso tempo con lui e continuò a tenere conferenze per diffondere le idee del sistema e far conoscere Gurdjieff e il suo lavoro, da Costantinopoli sino a Londra, promuovendo l’istituto per lo sviluppo armonico dell’uomo, ma progressivamente iniziò a dividere l’uomo dal sistema e alla fine, si separò definitivamente dal maestro.

Da quel momento in poi, tutta la sua vita fu dedicata interamente alla diffusione del sistema attraverso conferenze, incontri e il tentativo di edificare una scuola. Tentò, attraverso il suo lavoro, di riordinare le idee del sistema, con lo scopo di renderle comprensibili ed accessibili a coloro che volessero entrarne in contatto, cercando sempre di mettere innanzi a sé il sistema, e mai il contrario. Gurdjieff, per diffondere il sistema, aveva scelto di interpretare un personaggio eccentrico e d’impatto, Ouspensky invece, come riporta Rodney Collin, trasmise l’insegnamento “delicatamente e fumando una sigaretta, così che nessuno lo notò”. Al punto che spesso non è nemmeno considerato un maestro.

Dopo la dichiarazione di guerra alla Germania da parte dell’Inghilterra, Ouspensky continuò il suo lavoro per altri due anni, ma si vide poi  costretto a recarsi in America, seguito solo da un numero esiguo dei suoi studenti, interrompendo così il lavoro portato avanti per tanti anni nella residenza di Lyne Place, a Virginia Water. Negli stati uniti portò avanti per circa cinque anni gli incontri tenendo conferenze e continuando il suo lavoro di diffusione delle idee, e dopo la fine della guerra, nel 1947, fece ritorno in Inghilterra, dove però, non sarebbe rimasto che per poco tempo.

Al suo ritorno, tanto atteso da coloro che avevano nonostante tutto tentato di portare avanti il lavoro durante la sua assenza, qualcosa era cambiato. Ammalato e debole, riuscì comunque a tenere sei incontri, durante i quali, suggerì ai suoi studenti di abbandonare il sistema. Quasi nessuno, fatta eccezione per Rodney Collin e qualcun altro appartenente alla cerchia interna, riuscì a comprendere quale fosse l’indicazione e i più si convinsero che alla fine della sua vita, il maestro avesse smesso di credere in ciò che aveva portato. In realtà, egli si era reso conto di quanto il lavoro fosse diventato per loro dogmatico, e quindi inutile e aveva cercato di suggerirgli di ricominciare da capo, di “creare un nuovo inizio. Voi dovete ricostruire ogni cosa da voi – proprio dall’inizio”.